L'Unione europea ha imposto quello che Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera, definisce il pacchetto di sanzioni più severo mai adottato dal blocco contro la Russia 1. Congelamento di beni, restrizioni sui mercati finanziari, controlli alle esportazioni: il menù completo. Eppure il significato reale del pacchetto non sta in ciò che fa, ma in ciò che rivela sulla postura strategica europea: la convinzione persistente che l'escalation possa essere somministrata come una medicina, dose dopo dose accuratamente calibrata.
“Tenere Swift in riserva presuppone che esista ancora uno spettro di pressione da scalare. Ma se i sequestri di beni non qualificano come severi, quale scenario lo farebbe?”
Secondo YLE, citando Reuters, Italia, Germania e Cipro premono per un approccio graduale mentre gli Stati baltici chiedono l'espulsione della Russia dal sistema di pagamento Swift 1. Olaf Scholz vuole mantenere Swift «come opzione da usare in seguito»; Joe Biden afferma che «al momento non è sul tavolo» 1. Questo è il linguaggio di chi immagina di negoziare con sé stesso. La Russia, nel frattempo, opera secondo un calendario diverso.
La logica incrementale aveva senso quando l'Occidente credeva che le sanzioni fossero un deterrente. Ora sono una risposta a un'invasione già in corso. Tenere Swift in riserva — l'equivalente finanziario del conservare le munizioni — presuppone che esista ancora uno spettro di pressione da scalare. Ma se sequestri di beni ed esclusioni bancarie non qualificano come misure severe, quale scenario lo farebbe? Uno scambio nucleare? La riluttanza a dispiegare Swift ora suggerisce che le capitali europee sperano ancora di preservare una qualche normalità economica, un canale di ritorno allo status quo ante. Quella nave non è semplicemente salpata; è stata affondata.
Gli Stati baltici lo comprendono. La loro geografia non concede loro il lusso della calibrazione. Per Tallinn, Riga e Vilnius, la questione rilevante non è se aumentare la pressione, ma se l'Europa agirà come se comprendesse la posta in gioco. La risposta, seimila articoli dopo l'inizio di questo conflitto [chart_caption], rimane ambigua. L'UE si è impegnata con l'Ucraina in linea di principio. Non si è ancora impegnata come se il fallimento fosse intollerabile.
Nulla di tutto ciò vuole sostenere che le sanzioni siano futili. Non lo sono. Nel tempo, degradano la capacità e segnalano determinazione. Ma il segnale conta solo se il mittente appare disposto a sopportare costi proporzionati alla minaccia. Un pacchetto «più severo di sempre» che esclude vistosamente lo strumento più dirompente disponibile invia un messaggio diverso: che l'Europa considera ancora questa situazione una crisi da gestire piuttosto che una guerra da vincere. La Russia se ne sarà accorta.
