Il 3 febbraio 2016, nel centro operativo dell'Agenzia Spaziale Europea, alcuni ingegneri inviarono un comando a 1,5 milioni di chilometri nello spazio. Il satellite LISA Pathfinder, lanciato sei settimane prima dalla Guyana francese, ricevette l'istruzione e cominciò a rilasciare otto dita di titanio da due piccoli cubi di oro-platino . Ogni cubo misurava 46 millimetri di lato. Insieme, rappresentavano il culmine di oltre un decennio di lavoro teorico: era possibile far fluttuare due oggetti così liberamente nello spazio, così perfettamente schermati da ogni forza tranne la gravità stessa, da poter rilevare il passaggio di un'onda gravitazionale?
I cubi fluttuarono. E così facendo, non si limitarono a validare una tecnologia. Aprirono una porta verso uno spettro completamente nuovo dell'universo—uno a cui la Terra, con tutti i suoi sofisticati osservatori terrestri, non potrà mai accedere. La porta conduce a LISA: il Laser Interferometer Space Antenna, ora formalmente adottato dall'ESA e in fase di costruzione , con lancio previsto per la metà degli anni 2030. Sarà il primo osservatorio spaziale dedicato allo studio delle onde gravitazionali , progettato per ascoltare frequenze mille volte inferiori a qualsiasi cosa rilevabile sulla Terra. Nell'intervallo tra quelle frequenze si nasconde un cosmo di eventi violenti: le collisioni di buchi neri supermassicci nei centri delle galassie, la caduta a spirale di buchi neri di massa stellare verso quei giganti, le fusioni di stelle di neutroni ipercompatte, forse persino le deboli eco del Big Bang stesso .