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Articolo n. 55 · Il briefing di oggi
IllustrazioneHindsite · Arte editoriale

L'emergenza permanente: Gaza e la resa dei conti mai avvenuta

Mentre il conflitto entra nell'ottavo decennio, il consenso internazionale si è cristallizzato in inazione.

Il conflitto israelo-palestinese ha accumulato 1.853 articoli nell'archivio di Hindsite—una misura non di risoluzione ma di entropia. L'ultima voce, una panoramica di Wikipedia datata questa settimana, ripercorre la litania ormai familiare: occupazione dal 1967, colonie giudicate illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia, blocco di Gaza inasprito dal 2007 [1]. Ciò che colpisce non è la novità ma la qualità statica della risposta internazionale. La 'soluzione dei due Stati basata sui confini del 1967', che Wikipedia indica come sostenuta da ampio consenso internazionale [1], è diventata un'incantazione diplomatica—ripetuta ai vertici, consacrata nelle risoluzioni e costantemente inattuata.

Gli attacchi guidati da Hamas nel 2023, che hanno ucciso quasi 1.200 persone in Israele [1], hanno scatenato una guerra che, secondo molteplici fonti citate da Wikipedia, ha causato 'distruzione diffusa, perdita di vite umane, sfollamento di massa della popolazione, una crisi umanitaria e una carestia' a Gaza [1]. Esperti di diritto internazionale, studiosi del genocidio e organizzazioni per i diritti umani hanno descritto le successive azioni di Israele a Gaza come genocidio [1]—accuse che, qualunque sia il loro merito giuridico, segnalano una frattura profonda nel modo in cui parte della comunità internazionale inquadra ora la condotta militare israeliana. Eppure il meccanismo della responsabilità rimane inerte. La sentenza della CIG sull'occupazione [1] si aggiunge a una pila di pareri consultivi e veti del Consiglio di Sicurezza.

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