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Articolo n. 8 · Il briefing di oggi
IllustrazioneHindsite · Arte editoriale

L'attacco al consolato di Istanbul svela la finzione della fiducia tra Turchia e Israele

Entrambi i governi l'hanno definito terrorismo, eppure quasi 200 arresti e dati contraddittori rivelano quanto poco Ankara e Gerusalemme condividano davvero intelligence.

### L'attacco che nessuno si aspettava

Il 7 aprile tre uomini armati hanno aperto il fuoco davanti al consolato israeliano a Istanbul, ferendo due agenti di polizia turchi e lasciando almeno un assalitore morto [1, 2, 5, 7, 13]. Entrambi i governi hanno prontamente condannato l'assalto come terrorismo [2, 5]. Eppure quella rara unità di linguaggio celava un disordine più profondo. La Turchia ha rastrellato quasi 200 sospetti nei giorni successivi [11, 22], un'operazione così ampia da suggerire che Ankara fosse stata colta di sorpresa da un'azione che ora sosteneva di comprendere perfettamente. Israele, dal canto suo, non ha offerto alcun ringraziamento pubblico per gli arresti né ha emesso comunicati congiunti con le controparti turche. La temperatura diplomatica è rimasta fredda come prima che risuonassero gli spari.

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