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Articolo n. 2 · Il briefing di oggi
IllustrazioneHindsite · Arte editoriale

La crisi elettorale del Perù è il sintomo, non la malattia

Risultati risicati e accuse di brogli contano meno del collasso istituzionale che li ha resi inevitabili.

Quando il Giurado Nacional de Elecciones ha deciso il 9 giugno che il primo turno delle elezioni presidenziali peruviane non sarebbe stato annullato [9], ha preservato la forma del processo democratico senza affrontare minimamente la sostanza. Il ballottaggio tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez si svolgerà come previsto [9], ma l'apparato statale che dovrebbe garantirne la legittimità ha già fallito.

La lettura convenzionale tratta la vicenda come un dramma elettorale: margini risicati, accuse di brogli da Rafael López Aliaga (che ora appoggia la Fujimori [21]), schede pre-compilate scoperte nei seggi [19], osservatori internazionali chiamati da Human Rights Watch [2]. Questa cornice presuppone che le istituzioni responsabili di dirimere tali controversie mantengano la capacità di farlo. Non è così. L'impeachment della presidente Boluarte nell'ottobre 2025 [12, 16] non fu precipitato dal consueto teatro procedurale della politica peruviana, ma dall'incapacità dello Stato di prevenire un attacco al gruppo cumbia Agua Marina — un'istituzione culturale che trascende le divisioni di partito [15]. Quando un governo non può proteggere una band amata dalla violenza organizzata, ha perso il monopolio della forza che fonda la legittimità elettorale.

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martedì 9 giugno 2026Sfoglia l'archivio →